A cura di redazione

Venezia – A pochi giorni dall’apertura della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, la Biennale di Venezia è travolta da una decisione senza precedenti: la giuria internazionale si è dimessa in blocco, lasciando vacanti i ruoli chiamati ad assegnare i prestigiosi Leoni.

La notizia è stata ufficializzata il 30 aprile con un comunicato della Fondazione. A lasciare l’incarico sono stati la presidente Solange Farkas insieme ai membri Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi . Nessuna motivazione ufficiale è stata resa nota, ma il gesto arriva in un clima di forte tensione politica e culturale.
Le tensioni politiche dietro la crisi
Secondo diverse ricostruzioni, la crisi si inserisce in un contesto già segnato da polemiche sulla partecipazione di alcuni Paesi alla rassegna, in particolare la Russia. La vicenda ha visto contrapposizioni tra il governo italiano e i vertici della Biennale, culminate anche in ispezioni ministeriali e scontri istituzionali .
A ciò si aggiunge una scelta controversa attribuita alla giuria dimissionaria: l’intenzione di escludere alcuni padiglioni nazionali dall’assegnazione dei premi, alimentando ulteriormente il conflitto .
Rivoluzione dei premi: decide il pubblico
Di fronte a una situazione definita “eccezionale” anche dalla stessa Biennale, l’organizzazione ha adottato una soluzione radicale: saranno i visitatori a decretare i vincitori.
Nascono così i “Leoni dei Visitatori”, due premi che verranno assegnati:
- al miglior partecipante della mostra internazionale
- alla migliore partecipazione nazionale
A votare saranno i possessori di biglietto che visiteranno le sedi espositive durante tutta la durata della manifestazione .
Contestualmente, la tradizionale cerimonia di premiazione non si terrà più all’apertura, ma slitterà al 22 novembre, giorno di chiusura della mostra .
Una svolta storica per la Biennale
La decisione rappresenta un cambio di paradigma per una delle istituzioni artistiche più influenti al mondo. Per la prima volta, il giudizio critico di una giuria internazionale viene sostituito da un meccanismo partecipativo, trasformando il pubblico in protagonista.
Se da un lato alcuni esponenti politici hanno definito la scelta “più democratica”, dall’altro resta aperto il dibattito sul rischio di trasformare un premio storicamente fondato su criteri curatoriali in un riconoscimento di consenso popolare.
In ogni caso, la 61ª edizione della Biennale si annuncia già come una delle più controverse e politicamente segnate della sua storia, in cui arte, geopolitica e istituzioni si intrecciano in modo sempre più evidente.
